Privacy e Sicurezza: il caso Apple-FBI

Privacy e Sicurezza sono temi, da sempre, sensibili e di interesse generale; proprio per questo motivo nelle ultime settimane l’attenzione mediatica e i fari dell’Opinione Pubblica sono puntati sulla disputa, tutta americana, tra Apple e l’FBI. Una lotta che, in piena campagna elettorale assume anche connotati politici.

Apple ha rifiutato di eseguire l’ordine del giudice federale riguardante l’accesso all’iphone di uno dei due attentatori di San Bernardino. La contesa tra la giustizia americana e il colosso della Silicon Valley domina l’arena mediatica, divide l’opinione pubblica, il mondo politico e intellettuale.
Se i media e gli altri colossi tecnologici come Facebook, Twitter e Google, eccezion fatta per Bill Gates, stanno con Apple, il mondo politico, con Trump in testa, sostiene la posizione dell’FBI.

L’ordinanza imponeva a Apple di bypassare il codice di protezione dell’iphone, per consentire agli investigatori FBI di poter provare un numero illimitato di volte a forzare l’accesso dal momento che il nuovo sistema operativo IOS8 risultava essere una barriera impenetrabile.

Il sistema operativo di Apple per i suoi dispositivi mobili ha nella sicurezza e nella privacy due asset chiave. Oltre allo sblocco con la classica combinazione numerica le ultime generazioni di iphone possono contare su TouchID, una modalitĂ  di sblocco fisico che prevede l’uso dell’impronta digitale; IOS8 possiede un’ulteriore livello di sicurezza, ovvero un’opzione che auto-cancella i dati dopo il decimo tentativo di ingresso sbagliato.

Non ottenendo aiuto dalla casa di Cupertino, l’FBI si è messo al lavoro, anche con l’aiuto esterno di hacker e aziende di sicurezza, su un sistema per sbloccare l’iphone evitando di innescare l’auto-cancellazione dei dati.

La tecnica messa a punto, che sembra aver permesso all’FBI di sbloccare l’iphone, potrebbe essere quella del NAND MIRRORING: effettuare una copia fisica dei chip dell’iphone su altri chip, replicati poi virtualmente all’infinito su cui tentare di forzare l’ingresso senza rischiare di far scattare l’auto-cancellazione dei dati presenti nell’iphone.
Questa Spy Story tra Apple e FBI ha portato in risalto nuovamente il tema della privacy, mostrando giĂ  risultati: molte compagnie della Silicon Valley, tra cui Facebook, Google e Snapchat stanno lavorando per aumentare la protezione della privacy dei dati dei propri utenti.

Entro le prossime settimane il servizio di messaggistica WhatsApp, che giĂ  offre la possibilitĂ  di criptare le chat singole, cripterĂ  anche le chiamate vocali effettuate tramite l’applicazione e le chat di gruppo. Facebook, che ha acquistato WhatsApp, intende anche incrementare la sicurezza del suo Messenger, la chat del suo social network. Snapchat, il popolare servizio di messaggi istantanei, sta lavorando a un sistema piĂą sicuro e Google sta esplorando le ultime opzioni in fatto di tecnologia per il suo progetto di mail.

Vivendo nell’etĂ  dell’oro della sorveglianza, in un contesto in cui il valore della privacy digitale aumenta ogni giorno, la mossa di Cook, Chief Executive di Apple, di battersi per non concedere l’accesso all’FBI e richiedendo ora di sapere in che modo l’iphone sia stato “bucato”, potrebbe essere letto anche come un utile spot, per Apple, per recuperare credibilitĂ  soprattutto dopo lo scandalo del datagate del 2013.